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June 15, 2008

PyMol, o dell'open source che guadagna

Riguardo al software open source, spesso ci si chiede perche' la gente mette il proprio duro lavoro in compartecipazione con gli altri senza venderlo a caro prezzo. In verita' con l'open source si puo' guadagnare, solo in maniera diversa dal solito. Maniera che secondo me e' di gran lunga migliore a quella tradizionale del "fatto un software, vendo il software". Certo non ha l'impatto economico su chi produce pari a quello di microsoft, ma la speranza e' che il mercato riconosca il valore di tali imprese e che quindi le possa premiare anche economicamente.

Ho un bell'esempio, appena trovato in rete, di cui mi sento di fare un po' di pubblicita': PyMOL e' un sistema, basato su Python, per disegnare accuratamente in 3D molecole complesse. Sembra essere uno strumento molto potente, e quello che mi ha colpito e' che e' ormai usato spesso per le copertine di giornali quali Nature e Science, i cui standard, anche in fatto di grafica, sono alti. La compagnia che lo ha prodotto e lo mantiene, la DeLano Scientific, dice che un quarto delle immagini biologiche in letteratura scientifica sono prodotte dal loro software (esempi attorno).

E' un compagnia piccola, che puo' permettersi un solo salario fisso e forse due tra poco. Loro danno il software gratuitamente, e il codice sorgente e' disponibile. In Debian pymon e' un pacchetto standard che in etch si puo' scaricare facilmente con aptitude. Lo si puo' modificare e ridistribure ma sempre citando la compagnia madre. I soldi per loro vengono escvlusivamente dalle libere donazioni degli utilizzatori. Ma non solo in segno di gratitudine, questo non li farebbe sopravvivere facilmente. Gli utenti "paganti" acquistano diritti particolari per avere supporto specifico, e per avere gli ultimi aggiornamenti gia' compilati (fermo restando la sorgente sempre aperta da poter compilare, ma non tutti sanno farlo). Ma sopratutto possono chiedere di sviluppare questa o quella funzione che nel software originale e' mancante, pagando il servizio ai progammatori. In questo modo hanno un "controllo" su dove il software andra' a migliorare nell'immediato futuro, chiedendo correzioni o nuove funzionalita'.

A me sembra questo un onestissimo modo per guadagnare soldi, certo non tanti per ora, che alla lunga portera' ad avere un buonissimo software per noi utenti e, spero per loro, una compagnia solida. Lo stesso funziona piu' o meno per Red Hat. In qualche modo questa gente si fa pagare per il lavoro che davvero fa, come noi tutti comuni mortali che andiamo in ufficio ogni mattina. Il software propietario e' una strana bestia invece: lo fai una volta e poi lo vendi per sempre. Non mi vengono in mente tanti altri esempi, forse un disco di musica ma mi pare gia' diverso. Certo c'e' tutto il lavoro iniziale, che questa gente in qualche modo "rischia" dando via gratis, sperando nel ritorno successivo. Non e' per ora un sistema economico che facilmente possa essere reso globale, perche' c'e' un'alta componente romantica non puramente mirata al guadagno che e' molto lontana dalla mentalita' corrente. Ma e' una nicchia che mi auguro cresca esponenzialmente perche' vedo possibili guadagni per tutti, soprattutto nella qualita' delle cose prodotte.

Il vantaggio per gli utenti e' ovvio: come dicono nell'introduzione del loro software, "Because of PyMOL's unusual status [open source], you can be confident that the time you invest today in learning the package will provide you with long term utility no matter where your career happens to takes you." Nessuna licenza da pagare obbligatoriamente significa liberta' di usarlo sempre e ovunque. Se poi l'interazione attiva con gli utenti (che indicano la via per nuovi sviluppi) davvero migliorera' il prodotto come atteso (e in effetti lo sta facendo), questo vorra' dire che il software puo' seriamente diventare uno standard nel settore. E quindi soldi che entrano nelle casse della casa madre che continuera' coi suoi servizi a pagamento. Trovare un nuovo modo sostenibile di far soldi e' necessario.

PyMOL, il manuale.

June 10, 2008

Qualcosa si inizia a smuovere, e sara' difficile da fermare...

EU takes swipe at Microsoft
By James Kanter
Published: June 10, 2008
from: Herald Tribune

BRUSSELS: The European Union's competition commissioner, Neelie Kroes, delivered an unusually blunt rebuke to Microsoft on Tuesday by recommending that businesses and governments use software based on open standards.

Kroes has fought bitterly with Microsoft over the past four years, accusing the company of defying her orders and fining it nearly €1.7 billion, or $2.7 billion, for violating European competition rules. But her comments were the strongest recommendation yet by Kroes to jettison Microsoft products, which are based on proprietary standards, and to use rival operating systems to run computers.

"I know a smart business decision when I see one - choosing open standards is a very smart business decision indeed," Kroes told a conference in Brussels. "No citizen or company should be forced or encouraged to choose a closed technology over an open one."

Kroes did not name Microsoft in advance copies of her speech, but she made her meaning clear by referring to the only company in EU antitrust enforcement history that has been fined for refusing to comply with European Commission orders - a record held by Microsoft.

"The commission has never before had to issue two periodic penalty payments in a competition case," she said.

The EU has previously ruled against Microsoft for abusing its dominance in the markets for software to play music on computers and to communicate with powerful server computers on a network. In recent months, Kroes has opened new investigations against Microsoft after complaints that it was competing unfairly in the market for Web browsers by using the Explorer software. Kroes is also investigating whether Microsoft is making it too hard for rivals to work with its Office suite applications.

In her speech, Kroes said there were serious security concerns for governments and businesses associated with using a single software supplier. She praised the City of Munich for using software based on open standards, along with the German Foreign Ministry and the Gendarmerie Nationale, a department of the French police force.

Kroes, who is Dutch, encouraged the Dutch government and Parliament to continue moving toward use of open standards. EU agencies "must not rely on one vendor" and "must refuse to become locked into a particular technology - jeopardizing maintenance of full control over the information in its possession," she said.

A policy by the European Commission adopted last year to promote the use of software products that support open standards "needs to be implemented with vigor," she said.

January 18, 2008

Comunicare tra Linux e Windows

Qui in universita' ho un Pc con Linux in un ambiente dove Window$ impera, e la cosa diventa frustante, perche' tutto il lavoro e' basato su programmi proprietari (Mathlab, Autocad, SolidWorks...). E l'universita' ha pagato milioni per avere sulle sue macchine in rete una lista inverosimile (decine e decine) di tali software che poi noi usiamo aumentandone la schiavitu'.
Insomma quando diventa troppo frustrante non averne accesso, ma non si vuole abbandonare il pinguino sul proprio computer, ci sono delle scorciatoie. Quella che a me funziona meglio e' aver installato in Linux rdesktop, pacchetto presente in Debian dovuto, mi hanno spiegato, a un apertura di sorgenti da parte di Microsoft che permettono a linux di entrare in una macchina windows in accesso remoto. Cosi mi connetto a un PC che ha accesso a questi maledetti software, in una finestra di GNOME in cui appare windows in tutto il splendore milionario. (tip: Control+ALT+enter per il full screen).
Da windows poi in dietro a Linux, lo si puo' fare con WinSCP, che permette di scambiare files tra i due.

November 10, 2007

Omaggio ottico a Blender

Un post per pubblicizzare un programma eccezionale, che mi sta facendo passare del buon tempo davanti allo schermo. Blender e' un software completamente open source e gratuito, tanto da far parte integrante di Debian da tempo, specializzato nella grafica 3D. Nella mia limitata esperienza, non ho mai visto un software open source tanto curato e ben funzionante come Blender (bhe, oltre al sistema operativo medesimo, certo). Il programma e' abbastanza complesso e complicato da usare, ci vuole pazienza per seguire qualche tutorial, la cui scelta e' parecchio ampia. E soprattutto in rete si trovano milioni di informazioni, il bello dell'opensource.

Ho messo qui attorno degli esempi che ho preso dalla pagina d'archivio della fondazione Blender. Le possibilita' sono enormi. Blender, come altri simili programmi 3D, funziona diversamente da programmi tipo Photoshop. Nella sua interfaccia grafica, si costruisce una vera e propria scena a tre dimensioni, in cui ci si puo' addentrare come un gioco 3D. Si inseriscono oggetti come sfere, cubi e cilindri, oggetti vettoriali fatti di punti, vertici e superfici nello spazio, e li si manipola per cambiargli forma. Quando gli oggetti sono pronti, gli si assegna un materiale (quindi un colore, una trasparenza, luminosita', riflettivita'...). Si piazzano nella scena quindi le sorgenti di luce, con la loro direzione, intensita', tipo di illuminazione. Quindi quando la scena tridimensionale e' completata, l'unico modo per poi vederla su uno schermo o su carta e' fargli una foto: si piazza una "macchina fotografica" nell'angolazione voluta, e si scatta la foto (fare il "rendering").

Programmare il rendering della scena e' qualcosa di davvero complesso. Il Ray Tracing e' la tecnica che permette di simulare nel mondo dei bit i raggi di luce e la loro propagazione tra gli oggetti (tra l'altro questo fa parte di un mercato abbastanza grande, esistono software milionari che fanno ray tracing per sistemi ottici complicati; Blender e' piu' per il lato artistico, ma e' gratis). La luce viaggiando e incontrando oggetti diversi, cambia le sue proprieta', e la fisica fin dal 1800 si e' messa a studiare cosa succede alla luce nell'attraversare lo spazio. Il risultato formalizzato in termini matematici e' quell'ottica chiamata geometrica, che una volta trasportata in linguaggio macchina, diventa Ray Tracing e genera immagini piuttosto realistiche come quelle qui attorno.

Ci sono molte cose che devono essere tenute in conto da un programma che fa un buon Render della scena. Il singolo raggio di luce, che e' un oggetto piu' matematico che fisico/reale, avendo una sola dimensione (la retta generata dal vettore d'onda direbbe qualcuno), se viaggia nel vuoto (o nell'aria a condizioni normali) non cambia ne' di direzione, ne' di spettro (l'insieme dei colori che lo formano). Se viene da una lampada a incandescenza o dal sole, si puo' pensare che sia "bianco", cioe' che al suo interno ci siano tutti i colori (non solo quelli dell'arcobaleno, ma di piu', se chiamiamo colore una frequenza, cosa non corretta quanto interessante). Quando invece incontra la superficie di un oggetto reale possono succedere un po' di cose, prese in conto dal nostro buon software.

Normalmente se l'oggetto e' opaco e appare colorato, il raggio di luce che gli arriva addosso (supponiamolo "bianco") verra' in parte assorbito (quindi perso), in parte riflesso con un angolo a caso (scattering si dice). La parte riflessa (scatterata) avra' anche modificato il suo spettro, perche' l'oggetto si sara' mangiato tutti i colori del raggio tranne quello che poi noi diciamo essere il suo colore (in effetti quando diciamo che un oggetto ha un colore, e' proprio vero il contrario, l'oggetto si tiene per se' tutti i colori tranne quello che poi noi gli attribuiamo come "suo"!). Se invece l'oggetto e' speciale, come uno specchio, sara' capace di riflettere il raggio conservando il suo angolo di incidenza e il suo spettro. Quindi il raggio fara' come una palla da biliardo che rimbalza sul bordo, angolo di incidenza uguale a quello di riflessione. Questo permette di vedere perfettamente un oggetto riflesso in uno specchio perfetto. Ma gli oggetti in genere possono essere anche in una via di mezzo tra uno specchio perfetto e un oggetto che diffonde luce completamente a caso, possono un po' riflettere e un po' scatterare, e un po' filtrare qualche frequenza, come possono fare delle vernici luminose.

L'oggetto in questione, poi, puo' chiaramente anche non assorbire troppa luce, e lasciarne passare una buona parte attraverso (il vetro per esempio). Qui allora la cosa si fa piu' complessa, perche' il raggio che attraversa il vetro cambia direzione all'interno del mezzo (rifrazione), e poi la cambia ancora quando ne esce. Il risultato sono gli occhiali. Le lenti in genere riescono a giocare su questo meccanismo e cambiare la direzione dei raggi in maniera controllata. Siccome la rifrazione, la riflessione, l'assorbimento e il filtraggio di certe frequenze e' qualcosa che puo' essere scritto in equazioni (abbastanza semplici per il singolo raggio) e le equazioni sono poi facili da tramutare in programma per computer, che ne puo' gestire molte insieme, Blender e il Ray Tracing possono simulare come la luce cambia attraverso gli oggetti della scena.

Il segreto per snellire una quantita' di calcoli che in principio e' infinita (tra due raggi qualunque ne esistono infiniti, come per le rette) e' quello di partire non dalle sorgenti di luce e seguire tutti i raggi in tutte le direzioni, ma di limitarsi a quelli a cui si e' interessati, che sono quelli che alla fine del loro viaggio arrivano all'occhio, o macchina fotografica. Quindi in effetti l'analisi viene fatta al contrario, partendo dalla fine, dalla macchina fotografica e risalendo fino alla sorgente. In questo modo il Rendering di una scena non troppo complicata e' fatto nel giro di un minuto. L'ottica geometrica applicata, duecento anni di storia, condensati nel processore in pochi secondi. Cosa ne penserebbe Newton?

[PS: l'ultima immagine e' mia! Se non cambiano idea nel frattempo, dovrebbe poi apparire in copertina di un giornale di ricerca.. viva blender.]

September 14, 2007

Debian e democrazia

Un altro aspetto interessante di Debian e' la via di assoluta democrazia che i programmatori della comunita' (qualche migliaio) si sono dati. Tutto viene deciso a voti, in un modo piu' complicato che quello che conosciamo noi per le elezioni politiche, tramite il cosi' detto Schulze Method. Che non conosco nei dettagli, che sono complessi, ma puo' essere riassunto cosi:

non si vota solo per una persona (o per una opzione) come normalmente avviene, ma si compila una lista col proprio ordine di preferenze. Alcune opzioni tra quelle disponibili possono essere preferite a pari merito con altre, altre non essere proprio messe in lista. Quelle non messe nella lista sono considerate all'ultimo posto alla pari. In questo modo si sta dicendo: preferisco X a (Y e Z), e (Y e Z) a J. Queste preferenze sono quindi analizzate (meglio da un computer) riassumendo il bilancio delle preferenze tra tutte le varie coppie di candidati. Un vincitore e' stabilito, all'incirca, secondo quanti punti ottenuti sommando i gradimenti e sottraendo gli sgradimenti.
L'importante e' che ciascuno indica non solo un favorito, ma tutta la lista delle sue preferenze, quindi anche chi NON preferisce, e questo viene preso in considerazione. Oltre ad avere le caratteristiche normali che uno si aspetta (se tutti preferiscono X a qualunque altro, allora X vince, e se tutti non vogliono Y, allora Y non puo' vincere), una conseguenza interessante e' che il voto di interesse, quello per cui uno vota diversamente da quello che davvero vorrebbe per questioni di strategia ("mi conviene votare quell'altro turandomi il naso perche' il mio partito tanto non ha possibilita'") perde senso. Al primo posto e' naturale mettere la propria sincera scelta, seguita dai "meno peggio".

Insomma, e' un tema abbastanza complesso e da studiare meglio, ma mi pare sufficientemente interessante per una discussione seria, perche' il modo in cui si decide di votare e' fondamentale. Ricordiamoci che Bush nel 2000 vinse le elezioni presidenziali contro Al Gore con 50,460,110 voti contro 51,003,926. Non e' uno sbaglio, prese mezzo milione di voti IN MENO del perdente (47.87% contro 48.38%), ma non scoppio' una guerra civile, perche' erano le regole della Piu' Grande Democrazia Mondiale. Credo che, oltre a proporzionale e maggioritario (senz'altro importantissimi), si possa e si debba discutere della possibilita' di un metodo democratico un po' piu' democratico.

P.S. Dopo una breve ricerca ho trovato in effetti un'altra opzione interessante, Range Voting, basato anche questo su una lista di opzioni ma quantificando con voti (come nelle gare olimpiache i giudici danno voti agli atleti). Tra l'altro danno qui un'interessante analisi delle elezioni francesi del 2002, quando Jospin perse per il cosidetto "cloning" di candidati, e poi segui' il ridicolo ballotaggio tra Chirac e LePen (82.2% a 17.8%), che in effetti avrebbe dovuto far discutere molto di piu' sulle regole del gioco, e invece nulla successe.

REF.
The debian voting system
Debian voting information
Schulze Method
Range Voting

September 10, 2007

Perche' Linux

Sono passato da window$ a Linux da un paio d'anni, come spesso capita grazie a un collega-amico (Doc) che mi ha preso per mano per le manovre iniziali. Ci sono parecchi aspetti per cui preferisco, e come me molti altri, avere questo sistema operativo (OS) nei miei computer. Usare Linux, per me, e' una scelta politica. Tutto in fondo e' politica, anche i gesti fatti con abitudine e poca consapevolezza. Ma alcuni gesti sono piu' consapevoli di altri e prendono piu' valore. Usare tutti i giorni questo strumento che e' frutto di un lavoro immane di una grande comunita' di persone che ha chiara una filosofia di condivisione, e quindi farne parte, e' davvero una bella esperienza. Una condivisione, contrariamente alla chiusura del mercato liberalista inumano, che non ha nulla del buonismo che forse si puo' immaginare, perche' e' chiaro l'aspetto del guadagno reciproco. La dinamica e' che condividendo e partecipando in tanti, tutti ci guadagnano. Certo alla base ci sono progammatori con tanta voglia e tempo libero, ma anche il singolo utente puo' fare la sua parte, e contrastare quindi il monopolio sconvolgente a cui le grandi case ci sottopongono, frenando quest'onda che e' l'open source. Ci sono tanti aspetti in Linux che riflettono un modo di pensare a me consono al di fuori dell'informatica, che alla fine e' sempre e solo uno strumento per fare altro. In ordine sparso:

Aprire e vedere che c'e' dentro
- mi piace aprire le cose e capire cosa c'e' dentro. Con l'open source questo in principio e' possibile. Molto difficile, almeno per qualcuno come me che e' alle prime armi, ma solo il fatto di potere rende il tutto piu' bello.

Tanti problemi quante soluzioni
- legato al punto sopra c'e' che, pur essendoci sempre problemi con linux, quando questi arrivano si sa che si puo' guarirli. Con window$ questo non e' possibile, e non e' che problemi non ce ne siano in window$, solo che l'unica possibilita' e' il reboot e la speranza. Con linux la soluzione e' l'informarsi, il ragionamento e il lavoro. Molto meglio. Ultimamente che i problemi diminuiscono, quasi mi dispiace.

La comunita' open source
- la comunita' della gente che ci lavora da il suo lavoro gratis perche' ne riceve tale da altri. E' lo stesso concetto di progetti distribuiti come Wikipedia, nell'ambito piu' ristretto della progammazione. Oltre una massa critica, l'apporto di persone diverse diventa serio e mastodontico. Gli errori (i bug per gli OS o i vandalismi per i Wiki) vengono al pettine immediatamente e corretti. Forse esagero, ma scrivere un codice e tenerlo segreto, divulgando magari a pagamento solo il file binario, non paga piu', o smettera' di farlo a breve. E' ancora valido per grandissime compagnie che al loro interno riescono a pagare una massa critica di progammatori (che emulano quello che succede qui fuori), certo, ma linux e' la dimostrazione che se ne puo' fare a meno. Dipendera' dal numero globale di progammatori nel mondo, se questo crescera' allora l'open source non potra' altro che crescere, perche' ogni progammatore e' anche consumatore. Certo per i Wiki e' piu' facile perche' di esperti in ogni campo ne esistono molti di piu che esperti solo in progammazione, ma il concetto e' identico. Il fenomeno dell'open source lo vedo assimilabile ai fenomeni emergenti, cioe' prodotti di sistemi molto complessi in cui molte piccole parti partecipano (progammatori e users) e pur non esistendo un vero e proprio centro organizzatore da cui tutto parte (un centro nelle distribuzioni linux esiste ma mi sembra che colletti informazione e la ridistribuisca, invece che crearla e spedirla alla periferia), il risultato e' stupefacente.

Un computer distribuito
- date le premesse sopra, il computer con linux sara' sempre aggiornato con le ultime modifiche, che migliorano il tutto (sicurezza, accesso, bugs...). Il singolo PC si scioglie nella rete e diventa un utensile personale (e sicuro) ma connesso con la macchina distribuita che cresce e migliora ogni minuto. Questo sciogliersi del PC singolo e' respirabile quando si usano strumenti come aptitude, che mantiene aggiornato il PC e permette di scaricare migliaia di pacchetti (programmi) che sono stati giudicati idonei e funzionano e si integrano bene nel sistema (Debian) in una maniera strabiliante, oppure ssh, che permette di collegarsi in modo sicuro (cryptato) a computers dall'altra parte dell'oceano (previo consenso dell'amministratore), e usarli come il proprio che si ha di fronte, usare il loro processore per velocizzare calcoli, o per avere una base in quel paese. Questo per esempio personalmente lo faccio spesso per trovare articoli a riviste a cui non siamo abbonati qui.

No virus for linux
- non esistono virus per linux, e in generale il livello di sicurezza e' molto piu' alto rispetto agli OS chiusi e proprietari, e come tutto il resto, e' regolabile alle proprie esigenze. Una grande differenza sono i permessi che ogni singolo file possiede. Windows per esempio non ha questa proprieta', cioe' il proprietario di un file non puo' settare chi puo' aprire, chi puo' eseguire e chi puo' cambiare il file come si puo' fare in Linux. Questo rende il computer sicuro da attacchi esterni, perche' l'unico modo (almeno in prima approssimazione) di fare infiltare un proprio file ed eseguirlo e' quello di rubare la password dell'utente. Anche se succedesse, comunque, i files esecutabili del singolo utente non possono danneggiare il sistema centrale, solo root puo' (l'amministratore). Quindi senza la password di root, un virus e' non troppo dannoso per il sistema.

Linux e' gratis, ma ci si puo' guadagnare.
- legato al discorso dell'open source, c'e' il fatto che linux e' assolutamente gratis, almeno nelle maggiori distribuzioni (es. Debian). Il principio per fare soldi con Linux, cosa assolutamente possibile ed auspicabile perche' e' un tipo di mercato nuovo mi pare e piu' degno, e' quello di vendere la propria competenza per sviluppare nuove risorse che poi verranno divulgate con licenza libera (la licenza GNU GPL GeneralPubblicLicence)). Un esempio: un'industria vuole un buon stabile OS, quindi chiama qualche buon progammatore linux e lo paga per settare al meglio tutti gli aspetti importanti del sistema gia' esistente ma non necessariamente sufficientemente customizzato. Se sviluppano poi qualcosa di nuovo (chesso', un nuovo modo per organizzare la posta elettronica), e ci tengono all'open source, questo puo' venire divulgato liberamente (senza copyright restrittivi), in modo poi da usufruire del feedback che tutti gli utenti qui fuori interessati al loro nuovo prodotto potranno dare, con un generale miglioramento del tutto. Insomma, l'open source visto da quest'ottica e' una dinamica di "tutti vincenti".

Danni del software chiuso monopolistico
- il software proprietario crea dipendenza, peggio del tabacco, e forse non e' del tutto esagerato. Certo a livello personale puo' non essere tanto pericoloso, o non parerlo. Ognuno ha la sua copia piratata di window$, nessuno l'ha mai pagata. Primo, rubare (perche' la legge e' chiara a proposito) non e' bene. Secondo, se ce lo permettono ci sara' un motivo. Il motivo e' lo stesso per cui (se potessero) ditribuirebbero sigarette davanti all'asilo, crea dipendenza. E questa dipendenza si riflette non tanto sull'acquisto di software a livello personale, perche' tutti lo rubano, diciamoci la verita', ma a livello piu' alto, per le imprese (piccole, medie e grandi), per le universita', per gli stati sovrani e le loro burocrazie. Queste entita' non possono permettersi di rubare il software (a loro non la fanno passare liscia), e possiedono miliardi di computer nel mondo e utenti di media bassa preparazione. Quindi la scelta a prima vista piu' economica e' quella del OS piu' diffuso nelle case, window$. Solo che se uno stato intero scrive tutte le sue carte in word, e microsoft decide che nella prossima generazione di pc il word anziano non funziona piu', lo stato (coi soldi dei suoi cittadini) e' costretto a seguire la fabbrica di fumo e pagare per la nuova versione, per non rimanere indietro "all'informatica che avanza velocissimo". E cosi' per migliaia di esempi. Dobbiamo protestare con tutte le nostre forze se in comune o all'anagrafe vediamo lavorare su window$. E' insicuro, i nostri dati possono essere rubati, costa, e sono soldi dei contribuenti, e rende schiavi dei capricci della casa madre, unica nel mercato, padrona del piu' impressionante monopolio globale mai esistito. E' un vero monopolio, e dove c'e' monopolio privato c'e' ingiustizia. E per le imprese sopratutto piccole e' spiacevole la situazione, perche' le licenze si fanno sentire nel budget a fine anno. Se il seme dell'open source germogliera', i frutti saranno amari solo per i monopolisti, che potranno finalmente godersi la pensione su un'isola caraibica per varie generazioni. Bisogna vedere con grande favore quando uno stato intero, vedi il Brasile, abbandona il monopolio di microsoft per passare all'open source. Non per nulla il programma di Negroponte che vuole un laptop per ragazzino nei paesi poveri, con installato Linux, vede contrario il magnanimo Bill Gates. Toglierebbe un mercato fresco e disponibile nel vicino futuro, tante teste da riempire con abitudini nuove, buone per imparare dov'e' il tasto per salvare il file in word. Nei paesi poveri non una copia di un software monopolistico deve poter entrare, peggio di un antico colonizzatore armato li manterrebbe in schiavitu' moderna anche per il prossimo round. Ma la soluzione esiste per fortuna.

Chi aiuta il dittatore
- a proposito della dipendenza instaurata dai monopolisti, c'e' da riconoscere poi l'aiuto loro dato da tutti quei satelliti che costruiscono soprattutto hardware attorno a window$. Macchine fotografiche, hard disks, lettori di musica, ma anche telecamere specialistiche (come le CCD) da decine di migliaia di dollari, strumenti scientifici di tutti i generi (dagli analizzatori di DNA agli spettrometri di massa, all'avvitatore di bulloni automatico). Tutta una schiera infinita di industrie che, non volendo approcciare l'open source, creano i loro driver per far funzionare i loro costosissimi strumenti, solo per window$ (e se si e' fortunati anche per Mac). Basta vedere in un negozio di elettronica le scatole delle varie chiavi USB o dvd recorders vari. Linux MAI e' nominato come compatibile. E in verita' lo sarebbe di sicuro. Molte volte si riesce anche (tramite reverse engineering) a costruire nuovi driver, finalmente aprendo la scatola nera che ci vendono. Insomma, c'e' bene chi rema contro, vendendo scatole nere con pochi bottoni e pochi output, e se qualcosa non funziona, bisogna chiamare il tecnico, perche' non si e' autorizzati ad aprire qualcosa che si possiede. Non e' comprare questo, e' prendere in affitto! Ma allora paghiamo di conseguenza, pero'. Con il software questo principio e' esacerbato: e' molto facile nascondere cosa c'e' dentro un progamma, basta distribuirlo in forma binaria (zeri e uno) e un umano difficilmente capira' cosa c'e' dentro la scatola. Ma allora smettiamo di comprare a suon di dollaroni queste scatole chiuse e diamoci all'open source. Apriamo le scatole!

Informatica veloce?
- Non posso completamente negare il fatto abbastanza evidente che l'informatica con tutti gli annessi e connessi avanzi alla velocita' del suono. Forse e' il prodotto umano che piu' velocemente cambia in questo periodo. Pero' posso negare il fatto che l'utilizzatore medio davvero necessiti di 100 Giga di RAM, TeraByte di disco duro, Pc potentissimi che possono risolvere miliardi di equazioni in pochi nanosecondi. NON ne abbiamo bisogno. Ci sono applicazioni che ne possono trarre vantaggio, anzi una grande rivoluzione qualitativa nella scienza moderna e' stata la nuova possibilita' di aumentare di ordini di grandezza la quantita' di calcolo tramite i processori di oggi. Ma l'utilizzatore medio? Un buon 386 di 15 anni fa forse potrebbe bastargli, invece di comprare l'ultimo modello che porta sulla luna gli astronauti dello shuttle. Questo dell'inseguire l'informatica e' il picco di quei bisogni che ci vengono imposti in uno stato di cose dove il consumismo e il liberalismo diventano predatori di anime. Non per niente stiamo distruggendo, no, consumando, il pianeta. Quindi, linux va ancora una volta in controtendenza. Computer vecchissimi (bhe, non troppo vecchi) possono andare benissimo per un utilizzo casalingo e per fare tutte quelle cose che chi non deve simulare delle equazioni di fluidodinamica dei plasma relativistici in campi magnetici della radice quadrata di due non ha proprio bisogno. PC dalla pattumiera e rinati grazie a linux sono realta', ed il sottoscritto soddisfatto testimone.

Debian, ma libera veramente
- Debian e' la distribuzione di linux che ha fatto suo fino alla sua anima il concetto di software libero. Secondo la mia limitata esperienza, e' la migliore distribuzione in quanto i principi di comunita' e di sorgente libera sono messi nero su bianco nella sua costituzione. Nulla che abbia qualcosa a che fare con diritti privati, copyrigth e chiusure di alcun tipo verso l'open source, potra' entrare nell'universo Debian. E' a seconda di molti la piu' sicura e stabile (una volta settata bene, nulla crasha, nulla si blocca, nulla di pericoloso entra o esce senza permesso), e sicuramente e' la piu' open. Non a caso hanno divorziato addirittura dal famoso Firefox, che pur essendo open source non e' potuto entrare cosi' com'e' in Debian a causa di diritti sul nome. E quindi e' biforcato IceWeasel, versione identica ma purgata di tutto cio' che non era open (cioe' file sorgente non pubblicato e/o presenza di copyright).