[...] I rom e altri immigrati sembrano oggi la minaccia maggiore alla nostra sicurezza. «Cieca bugia, distrazione di massa dalla realtà complessiva », ha scritto Mariapia Bonanate sul Nostro Tempo. Credo che i commercianti e gli industriali taglieggiati dalla camorra o dalla mafia scambierebbero volentieri il danno, l'intimidazione — non di rado la morte — che sono costretti a subire con i fastidi di chi abita non lontano da un campo di nomadi. Come ha scritto Riccardo Chiaberge su Il Sole 24 Ore, non si sono viste squadre di cittadini indignati scagliarsi contro quartieri della camorra e non ho sentito parlare di ronde pronte a proteggere gli esercenti dai malavitosi che vengono a riscuotere il pizzo. Certo, è più rischioso affrontare i guappi che i vu cumprà e qualcuno ci rimetterebbe la pelle, ma ciò non dovrebbe scoraggiare chi vanta i propri attributi virili e trecentomila fucili. La mafia e oggi ancor più la camorra — grazie al possente libro di Roberto Saviano — sono certo intensamente presenti all'opinione pubblica: libri, film, articoli, servizi televisivi, dibattiti. Ma non scuotono veramente l'opinione pubblica; non destano — diversamente dagli extracomunitari — alcun furore, alcuna paura nei cittadini. Sono quasi letteratura, una tragedia esorcizzata dalla sua rappresentazione, dopo la quale si va tranquillamente a casa — tranne chi è minacciato o colpito dalla morte. Come quel mio conoscente, siamo più vigili dinanzi a una tosse fastidiosa che ad un cancro. Il cancro si avverte meno, forse perché ha già occupato gran parte del corpo, si è infiltrato negli organi e nei sensi che sta distruggendo, sicché, almeno sino ad un certo momento del suo lavorìo, è difficile percepirlo, così come non si vede il proprio sguardo. Un impero del crimine i cui profitti sono quelli di una potenza economica mondiale e le cui vittime sono numerose come quelle di una guerra è un cancro infiltrante, che si immedesima con una parte sempre più grande della realtà. È giusto, è doveroso curare severamente scippi, furti, aggressioni, molestie, ogni illegalità anche piccola, ma sapendo quale sia la nostra vera malattia mortale.
May 27, 2008
La nostra vera malattia
[...] I rom e altri immigrati sembrano oggi la minaccia maggiore alla nostra sicurezza. «Cieca bugia, distrazione di massa dalla realtà complessiva », ha scritto Mariapia Bonanate sul Nostro Tempo. Credo che i commercianti e gli industriali taglieggiati dalla camorra o dalla mafia scambierebbero volentieri il danno, l'intimidazione — non di rado la morte — che sono costretti a subire con i fastidi di chi abita non lontano da un campo di nomadi. Come ha scritto Riccardo Chiaberge su Il Sole 24 Ore, non si sono viste squadre di cittadini indignati scagliarsi contro quartieri della camorra e non ho sentito parlare di ronde pronte a proteggere gli esercenti dai malavitosi che vengono a riscuotere il pizzo. Certo, è più rischioso affrontare i guappi che i vu cumprà e qualcuno ci rimetterebbe la pelle, ma ciò non dovrebbe scoraggiare chi vanta i propri attributi virili e trecentomila fucili. La mafia e oggi ancor più la camorra — grazie al possente libro di Roberto Saviano — sono certo intensamente presenti all'opinione pubblica: libri, film, articoli, servizi televisivi, dibattiti. Ma non scuotono veramente l'opinione pubblica; non destano — diversamente dagli extracomunitari — alcun furore, alcuna paura nei cittadini. Sono quasi letteratura, una tragedia esorcizzata dalla sua rappresentazione, dopo la quale si va tranquillamente a casa — tranne chi è minacciato o colpito dalla morte. Come quel mio conoscente, siamo più vigili dinanzi a una tosse fastidiosa che ad un cancro. Il cancro si avverte meno, forse perché ha già occupato gran parte del corpo, si è infiltrato negli organi e nei sensi che sta distruggendo, sicché, almeno sino ad un certo momento del suo lavorìo, è difficile percepirlo, così come non si vede il proprio sguardo. Un impero del crimine i cui profitti sono quelli di una potenza economica mondiale e le cui vittime sono numerose come quelle di una guerra è un cancro infiltrante, che si immedesima con una parte sempre più grande della realtà. È giusto, è doveroso curare severamente scippi, furti, aggressioni, molestie, ogni illegalità anche piccola, ma sapendo quale sia la nostra vera malattia mortale.
May 19, 2008
Elezioni e pensieri sparsi
I difetti piu' simili ai tuoi sono i piu' odiosi. Questo e' tutto quello che sono riuscito a coagulare dopo un po' di tempo in cui il mio cervello ha girato e rigirato attorno agli ultimi fatti politici del nostro povero paese, e poi un po' piu' in generale a cosa c'e' che non mi piace del posto in cui non vivo piu' da un po' ormai, ma da cui non riesco a staccarmi definitivamente (e non lo faro' a breve). L'italianita' e' qualcosa che io, come credo tutti gli italiani, riconosciamo da lontano. Difficile definirla, ma facile riconoscerla. Chissa' se ci riesco a dirne qualcosa di non troppo banale. Il fatto e' che il prodotto di tale cultura piena di difetti e atrocita' ora e' fatto esempio e, tra l'altro, primo ministro. Almeno cosi' e' come la vedo io, e come la vedono le persone che mi piacciono in giro per il mondo. Quei difetti sono nel mio dna, li vedo la mattina allo specchio, e vederli al telegiornale in diretta da Montecitorio mi provoca un senso tra l'orticaria e la psoriasi. Al confronto vedere Bush che parla di armi di distruzione di massa quasi mi da' sollievo. Penso: viene dal Texas, cos'altro puo' avere in testa? Ma a vedere Calderoli non posso che pensare: 'zzo, viene da pochi Km da dove sono nato e vissuto! Come posso salvarmi?
La nostra cultura italiota, non dimentichiamolo, e' la principale esportatrice di mafia. Forse ormai i vari Jonny e AlCapone sono stati soppiantati da russi e cinesi, ma questo non toglie il nostro primissimo ruolo nell'invenzione e divulgazione di quel modo di vivere e concepire la societa'. Quindi il discorso e' globalmente importante, perche' tocca una vera e propria malattia del nostro pianeta, di cui noi italiani abbiamo grandissima responsabilita'. Non ho le conoscenze per andare a vedere le radici storiche della mafia; mi limito solo a vedere quello che c'e' oggi, qualcosa comune a tutti noi italiani, paragonandolo a quello che vedo fuori in persone che non sono cresciute in quell'ambiente.
Inutile pensare qualcosa come "ogni paese e' imperfetto": e' un concetto tanto vero quanto inutile. Fermarsi e non analizzare e risolvere problemi solo perche' altri ne esistono o verranno fuori, e' contrario al progresso, che dovrebbe essere definito non solo in economia come l'idolo "crescita" che ovunque si venera, ma anche in altri ambiti piu', direi, umanistici. Quindi.
Cosa abbiamo noi italiani che ci rende tanto pizza mandolino e mafia? Perche' io odio, quando lo riconosco, e lo riconosco ormai in un millisecondo, un italiano che, semplificando, potrei definire come il leghista medio? Quali valori o disvalori porta con se' il leghista medio che mi stanno tanto in odio? Cosa c'e' che non va in 'sto povero paese? E' proprio vero che c'e' qualcosa che non va?
Bhe', al'ultima domanda la risposta e' un sonoro si, indubbiamente. Probabilmente anche il leghista di cui sopra sarebbe d'accordo, certo non sulle cause, con me. Quello che so e' che il problema e' giu' alla radice, e su' appollaiata su di un ramo c'e' la mafia, e su un altro appresso c'e' il risultato di queste elezioni. Cosa c'e' giu' alle radici, chissa' se riesco a trovarlo.
C'e' sicuramente una scala di valori sballati e sbagliati, almeno rispetto a quelli che io penso siano quelli piu' giusti, e come me molti milioni di abitanti di altri paesi piu' evoluti del nostro. Ecco si, penso che ci sia di mezzo l'evoluzione, e l'evoluzione della civilta', che dovrebbe seguire a ruota. Noi siamo indietro rispetto ad altri, questo e' quello che viene dalla mia esperienza. E' solo un dato di fatto che constato tristemente. La nostra gloriosa storia antica e risorgimentale ha rallentato la sua spinta, lasciando un paese che culturalmente e' ormai arretrato. Basta vedere come parlano di noi altri paesi vicini e lontani.
Certo e' avanti rispetto ad altri, per esempio i neri sud africani (proprio li, si, dove c'erano i bianchi cattivissimi e schiavisti) che ammazzano a decine i neri immigrati dal vicino Zimbawe infestato dalla dittatura, certo non brillano per altezza di civilta'. Ma da noi cosa sta succedendo nei campi Rom di provincia? L'anima sporca di quei moti di popolo contro popolo non e' molto simile? Il debole della scala sociale che viene elevato a capro espiatorio, usando come motivi quelli della sicurezza che fa leva sulla pancia. Il problema non sono i Rom in Italia, siamo tutti con la vista appannata. La legalita' e' il problema, e la legalita' non vede razze, religioni, colore della pelle. La legge, diavolo, deve essere uguale per tutti. Dall'alto della scala fino all'ultimo gradino. E la pena, certa. Per tutti, e sopratutto, direi, per quelli che stanno in alto, vicino alle leve del potere e che tanto influenzano la cultura, non solo per quelli che cercano di rubare i bambini.
I valori sballati, mi viene da dire cosi' di getto, sono quelli che mettono l'individuo al posto della collettivita'. Cioe' individualismo. Ma sbaglio: i paesi anglosassoni sono basati sull'individualismo, e io li considero piu' civilizzati del nostro. Si, anche con l'Iraq invaso come sta oggi. In qualche maniera sto parlando della gente e del popolo bue, non delle decisioni del governo che poi loro eleggono. Quello e' un livello piu' in alto, senza dubbio interessante, ma c'e' un salto netto, anche se legami strettissimi, tra la politica del ceto politico e la vita e cultura della gente. Ricordiamoci che alla prima elezione Bush perse numericamente le elezioni (di un milione di voti), ma le vinse grazie al parente in Florida e a un sistema di voto che non e' poi tanto democratico. Comunque sia. Che dopo Aznar venne Zapatero. La riuscita di una singola elezione in democrazia e' solo in parte specchio della societa', ci sono altri fattori che sporcano nell'immediato la relazione popolo-governo (sistemi di voto, parenti in Florida, bombe dell'Eta, ah no, di Alquaeda, fatti di cronaca etc).
Quindi non individualismo italiano, ma puro e semplice egoismo cieco, ecco cos'e'. Il singolo e' tanto nella merda, mediamente, che se ne sbatte delle ripercussioni delle sue azioni su quelli che gli stanno intorno. Ovviamente l'italiano cosi' non si rende conto che crea un circolo vizioso che aumenta la merda in cui si trova, solo in tempi piu' lunghi, dopo aver gioito dell'immediatezza dello sgamo che e' riuscito a mettere in pratica. Quanti esempi possiamo tutti noi tirare fuori, decine al giorno quasi. Saltare le code, fregare l'assicurazione, non pagare le tasse, superare la fila nella corsia di emergenza, passare col rosso, non rispettare mai i limiti di velocita', cercare l'amico dell'amico per risolvere un problema, quindi le raccomandazioni, e poco piu' in alto la corruzione e la concussione, e quindi l'appartenere a classi con potere, piu' o meno legittimo, per adoperarlo a proprio vantaggio, segue il raket, quindi essere il potente di turno, a cui la gente si riferisce come al santo, diventare finalmente l'amico dell'amico che sta al ministero, il cugino dell'amica chirurgo, la zia che lavora alle poste, come faccio a velocizzare la procedura? ma tu non conosci nessuno? Legarsi al clan locale fin da bambino per conoscere le persone giuste e prendere peso nella societa'.
Se cerchi l'amico dell'amico per risolvere il problema, allora e' ovvio che poi tutti, a partire dai piccoli, vogliono diventare quell'amico dell'amico. Se cerchi l'amico dell'amico, lui prende peso, potere, diventa un valore. Mentre e' lui il problema che ti relega nella merda in cui ti trovi. E' lui il solo a guadagnarci a lungo termine. Lo sgamo italiano si auto alimenta, nella merda si sta e per uscirne anche solo un minuto si e' pronti ad aggiungerne un pelo di piu' a tutti quelli che stanno intorno. Il fatto e' che facendolo tutti, solo gli amici degli amici riescono a tirare su la testa dal liquame e respirare un po', finche' qualcuno non li fa fuori, perche' quelli sono posti ambitissimi. E tutti gli altri giu', a cercare di respirare un minuto al mese.
Insomma, dal saltare una fila alla bomba di Capaci c'e' un filo conduttore che porta, dal basso verso l'alto, la linfa vitale a un virus che intacca l'essere umano come essere sociale. Soluzioni? Potremmo dire tutti allo stesso momento qualcosa come: ok, pronti? basta!. Perche' se smettiamo tutti allo stesso momento allora e' fatta. Mentre se uno alla volta cerchiamo di cambiare il sistema, allora semplicemente avremo, uno alla volta, begli esempi da raccontare, piccoli grandi santi o eroi che si sono immolati per lo Stato. E qualcuno, piu' o meno velatamente, pensera' "che fessi".
Quindi problema di difficile soluzione, quello di cambiare una dinamica globale dal basso. La singola pecora ha vita molto piu' facile a seguire la mandria, piuttosto che con le sue sole forze e carisma a convincere tutto il circondario. Bhe, Gandi c'e' riuscito pero'. Falcone e Borsellino non ancora. E' che in India all'epoca erano in un miliardo a essere stufi di essere sottomessi. In Italia ancora non c'e' la massa critica, e le elezioni lo dimostrano col loro risultato che per questo diventa tanto disarmante visto da questo mio punto di vista. Non voti Berlusconi se hai a cuore il cambiamento morale del tuo paese. Lo voti per altre ragioni, forse anche in parte comprensibili, come credo di aver capito leggendo blog di persone che politicamente stanno dall'altra parte. Ma non certo lo voti per qualcosa di altisonante come la cultura, la civilta', l'esempio morale. Non ti interessa avere le subrette al governo, meglio che un transessuale diranno. Quello che vuoi e' sicurezza, liberalismo, poco Stato e tanta liberta' di impresa, vuoi la meritocrazia, il "farsi da solo" come un valore da promuovere, dinamicita' nella societa' come nelle imprese. Questo per citare i valori dell'altra sponda che considero "comprensibili".
Ovviamente c'e' il leghista medio e becero, che al pari dei neri del Sud Africa di questi giorni, ragiona con la pancia, diciamo per essere gentili. E che porta quei valori alla destra italiana che sono semplicemente da condannare e censurare. Tutto il razzismo, la xenofobia e la violenza di cui noi italiani mediamente siamo ben forniti, pur non ammettendolo mai ("io non sono razzista ma i Rom.."), prendono il volo grazie ai fucili di Bossi, le sparate anti mussulmane di Calderoli e la loro secessione che nessuno prendeva sul serio, e che speriamo ancora rimangano come uno spauracchio senza seguito. Speriamo.
Pero' il lato comprensibile della destra italiana, quello si che deve essere analizzato a sinistra. Chi l'ha detto che la sicurezza, io direi meglio legalita', sia valore di destra? perche' la destra incarna piu' che la sinistra i valori di meritocrazia? Siamo sicuri che il puro "farsi da solo" sia da condannare? Non bisogna qui pensare a Berlusconi, dal quale il detto viene, ma al concetto pulito e mondato dal "farsi da solo chiedendo aiuto all'amico dell'amico, per poi ovviamente restituirgli il favore". Lo spirito d'impresa del singolo che prende rischi e ce la fa a mettere su qualcosa che poi e' utile a lui e alla societa', e' encomiabile, non ha nulla di sbagliato. O no? In un blog di destra ho letto qualcosa del tipo: "la sinistra pensa che il fare soldi sia intrinsecamente immorale". E forse il tipo aveva ragione. E forse il motivo per cui questa sensazione e' condivisa a sinistra e' che fare soldi nel nostro paese e' legato immediatamente all'illegalita'. Deve non essere cosi'. Diamine, le due cose sono ben separate, per esempio da questa parte dell'oceano, nei maledetti e benedetti States.
Credo che al di la di personali antipatie, molti elettori di destra avrebbero votato a sinistra se questa avesse abbracciato alcuni valori, che valori sono, di cui ingiustamente la destra si fa portatrice unica. Per prima cosa la parola e il concetto di sicurezza dovrebbe essere trasformato in legalita' e moralita'. La questione morale di antica memoria e' cara a moltissimi cittadini che vogliono la scomparsa delle varie caste. Moralita' e legalita' a tutti i livelli, che porta in prigione il rom ladro, l'italiano nazista, il casseur anarchico, il politico corrotto, e licenzia l'impiegato comunale assenteista. Non si puo' far derivare la sinistra verso l'idea di essere lassista, cosa che e' successa. Grave errore il lassismo verso la legalita'. Ovvio che pero' questo significa anche e soprattutto rispetto dei limiti di velocita', delle code, la scomparsa dell'amico dell'amico, la zia in posta che ti dice:"mi spiace ma non posso farti passare avanti", il professore che ti dice: "anche se hai lavorato qui 5 anni devi passare il concorso lo stesso come tutti i candidati e la copia dell'esame non te la posso dare che mi licenzierebbero", il ministro che ti dice: "mi spiace la casa non te la possiamo condonare".
E poi la valorizzazione dello spirito di impresa personale ci deve essere, una volta modellata questa valorizzazione comunque al fatto che l'opera che puo' e deve arricchire chi l'ha intrapresa (altrimenti non la intraprende) deve essere diretta al bene comune, creando dei posti di lavoro, e pagando le giuste tasse. Ma sei un giovane imprenditore con delle buone idee? porte aperte e incentivi di ogni tipo. Burocrazia al mimino, acceleratore al massimo. Questa non e' e non deve essere un'idea di destra. Una volta sistemato, pero' non dimenticarti che le porte ti sono state aperte e ti si e' aiutato al fine del bene comune, quindi paga le tasse fino all'ultimo centesimo. Sono troppe? Forse hai ragione, vediamo che fare. Se le paghiamo tutti scendono. E soprattutto sta attento che i tuoi lavoratori indossino il caschetto lassu' sui pontili. Altrimenti guai. E questo si che e' di sinistra. Ma comunque quello che hai fatto e' e sara' esempio per altri, un valore comune.
Non sto parlando per conoscenza specifica dei vari programmi elettorali etc, ma solo per senso delle cose come arrivano a me. Probabilmente vale solo per il mio limitatissimo sguardo. La sinistra insomma secondo me incarna, perche' ce l'ha nelle sue origini, un modo di vedere le cose molto piu' largamente condivisibile che la destra e i suoi valori. Deve, la sinistra, non farsi rubare spazio tra i valori cari ai cittadini. Deve prendere quelle richieste e togliere lo strato da "decisioni di pancia" che invece la destra cavalca e anzi spesso amplifica pericolosamente. Razionalizzare e trasformare quelle spinte del popolo bue che portano poi la destra a rappresentare una societa' regredita, immorale e violenta. La sicurezza che diventa legalita', il liberalismo che diventa impresa personale per la crescita comune. E quindi una sana meritocrazia. E meccanismi che premino la produttivita' e castighino il fancazzismo, specialmente dove la comunita' e' il datore di lavoro e l'assenteista si annida, alle poste come in parlamento ovviamente.
Ma non ci dobbiamo dimenticare che una tale rivoluzione di valori, rispetto a quelli che oggi sono sbandierati e che portano nani e ballerine in parlamento, non ci lascia incolumi, a noi che formiamo e siamo il popolo bue. La zia alle poste e' molto utile in fin dei conti. Mi ricordero' sempre e cerchero' mai di dimenticare quel ragazzo francese che ho conosciuto, disoccupato e anche parecchio fancazzista ma simpatico, a cui chiesi perche' non prendesse il sussidio di disoccupazione (eh si, saranno pure francesi, ma qualche passetto avanti a noi lo sono). Mi disse: "Non ne ho bisogno, i miei genitori mi possono aiutare senza troppi problemi". Rimasi a bocca aperta a emanare italianita', pensando a qualche nostro miliardario (esempio vero e conosciuto direttamente) iscritto alle liste di collocamento, con i suoi beni distribuiti a prestanome vari, per non pagare le tasse. Lui gira in Porche.
[ehi, se hai letto fino a qui lascia un commento allora!]
March 14, 2008
Il discorso mai pronunciato da Berlinguer (2)
Per ricordare i trent'anni dal sequestro di Moro, Miriam Mafai e' intervistata da Repubblica. E' una testimonianza molto interessante, perche' tra le molte cose ricordate da lei che era giornalista di Repubblica, e che si fiondo' in via Fani poco dopo l'attacco delle brigate rosse, c'e' qualcosa in relazione con quello discusso ne Il discorso mai pronunciato da Berlinguer. Un altro piccolo tassello e piccole conferme a quello che avevo scritto.
La Mafai era compagna di Pajetta, dirigente comunista a quei tempi, e racconta dell'umore del suo compagno nei giorni precedenti alla discussione in aula del governo Andreotti, che doveva nascere con l'appoggio (dice la Mafai che era stata richiesta l'astensione) dei comunisti. Gli umori "pessimi" di Pajetta venivano dalla scelta di Andreotti di inserire dei nomi non graditi (come Bisaglia e Stammati si dice) e non concordati coi comunisti, e di non accettare nessuno di quelli indicati; che non erano personaggi comunisti, ma solo ben visti dal PCI (come il rettore della Sapienza). Ci fu la sera prima della discussione, e del sequesrto Moro, una telefonata tra Pajetta e Andreotti, in cui il democristiano non cede al comunista e rilancia "domani quando sentirai il mio discorso in aula cambierai idea". Pajetta rispose "non verro' nemmeno in aula". Il senatore vedeva lontano.
Il giorno dopo in aula Pajetta purtroppo ci ando' e col fiatone, e il governo nacque in un batter d'occhio, con un appoggio mai piu' uguagliato nella storia della republica. Ora, penso si possa aggiungere quindi Pajetta tra i comunisti coi quali Berlinguer avrebbe avuto grandi difficolta' nel convincere a votare per quel governo (e forse anche di astenersi). Quindi la domanda iniziale "avrebbe Andreotti visto nascere il suo governo con quei nomi inseriti all'ultimo, senza il sequestro?" certo non ha risposta, ma prende sempre piu' senso.
E quindi, teoria del complotto? Chi c'era dietro al sequestro? Erano le brigate rosse dei burattini? Chi tirava le fila? Domande (ancora) senza risposta, certo. Forse pero' chiedersi se c'e' stato un complotto esterno ai brigatisti non e' la domanda giusta, o meglio non immediatamente quella che porta a soddisfazione delle viscere. Darebbe allo stesso tempo pace all'animo e adrenalina allo stomaco vendicativo avere il nome del soggetto o organizzazione che mosse nell'ombra e cambio' il destino del nostro povero paese. Non essendo questo possibile al momento, la Mafai mi suggerisce di vedere invece a chi poteva giovare quel finale cruento.
La lista e' lunga e anche sorprendente. Metto per motivi di simpatia personale al primo posto il senatore a vita, che perdura nel suo potere terreno: egli ebbe un riscontro immediato, poche ore, e un guadagno enorme (la fiducia totale del parlamento), seppur limitato nel tempo (quel suo governo duro' un anno). Che questo bastasse per renderlo complice di omicidio, lo puo' sapere solo la sua coscienza. Come lui, tutti gli anticomunisti italiani ebbero un guadagno: il PCI inizio' la sua discesa da quel momento esatto: non c'era piu' un valido interlocutore come Moro per traghettare i comunisti mangia bambini alle resposabilita' di governo, mai piu'. E quindi si passa ai servizi segreti, ma non solo italiani, certo. La CIA e' ovunque, e gli USA mai nascosero la pistola puntata verso l'italia comunista. Se non sbaglio, Andreotti stesso racconta che salutandosi prima delle elezioni con l'ambasciatore americano, quello lo saluto' dicendo qualcosa come: speriamo che alla prossima riunione ci sia tu e non un generale (erano quelli gli anni dei golpe in Cile: non suono' quella come una barzelletta berlusconiana da vergognarsi e poi dimenticare). E poi ci furono anche i servizi segreti israeliani, che gli stessi brigatisti ammisero cercarono di mettersi in contatto con loro, prendendosi un rifiuto secco.
Ma poi, l'asse Berlinguer Moro non era mal visto solo "da destra". La stessa URSS e il suo partito sovietico non avrebbero accettato di buon grado un governo con partecipazione comunista, come dice la Mafai. Il motivo era lo strappo di Berlinguer col monopartitismo assolutistico russo, che il presidente PCI ando' persino a Mosca a ribadire, facendo arrabbiare l'establishment sovietico.
Insomma, altri piccoli elementi in attesa della verita', se ne esiste una drammaticamente diversa da quella gia' nota.
February 4, 2008
Allegro non troppo
BOLERO Di Ravel.
Parte prima
Parte seconda
January 27, 2008
Il discorso mai pronunciato da Berlinguer
Intro
Voglio raccontare qui un'avventura e una piccola ricerca, non
ancora conclusa, nata per caso grazie all'amico Pippo, continuata
grazie a informazioni e contraddizioni trovate in rete, da documenti
importantissimi trovati dall'amico Tokkio, e addirittura tramite uno
scambio di mail con un gentilissimo ex senatore della repubblica.
Insomma un vero lavoro di squadra.
Si tratta delle persone e degli avvenimenti che resero il periodo attorno al 1978 in Italia fondamentale per tutto quello che succedesse nel seguito, e non solo nel nostro paese. E di un piccolo mistero che, anche se non si potra' mai risolvere, credo sia importante mettere in maggiore luce.
Come al solito, dichiaro la mia totale incompetenza in merito. Racconto quello che ho imparato in rete (perche' all'epoca non c'ero e nei corsi di Storia non ci si arriva) sopratutto per fissare le idee, e poi sperando che queste possano essere utili a qualche curioso la' fuori. Tutto qui.
Il 1978
Il rapimento di Aldo Moro il 16 marzo 1978 fu davvero un punto di svolta per il nostro povero paese. Per farla breve, cosa che tanto non mi riuscira', erano tempi, quelli, di crisi e insicurezza sia a livello nazionale che internazionale.
All'interno, il terrorismo delle brigate rosse imperava con violenza crescente, tanto da mettere in scacco con successo l'intera classe politica e la societa'. Basti pensare al processo di Torino del 1976 e alle intimidazioni che impedivano di trovare cittadini disposti a far parte della giuria popolare (e del coraggio dell'allora presidente dei Radicali, Adelaide Aglietta, che sorteggiata accetto' la responsabilita' e il rischio permettendo finalmente lo svolgersi del processo).
All'esterno guerra fredda, missili nucleari, spie transatlantiche, comunismo e capitalismo combattono apertamente.
Il PCI di Berlinguer stava diventando o era gia' diventato il piu' potente partito comunista in Europa, e anche se aveva preso le distanze dalla Russia e dal PCUS sovietico, rimaneva sempre un pericolo per tutti coloro i quali, in testa gli USA, stavano dalla parte opposta della cortina di ferro.
Il PCI, insomma, con le sue nette aperture democratiche e rotture col comunismo monopartitico sovietico (come successe a Mosca, "lo strappo", nel '76), era una ormai possibile e pericolosissima testa di ponte per le maledette idee rosse nell'occidente in cui l'alleanza atlantica voleva e doveva imperare sola e incontrastata. Un'Italia comunista, anche se comunista europea e illuminata democraticamente, era un pericolo troppo forte. Di questo gli USA non ne fecero mai segreto.
Berlinguer, Moro e Andreotti
Berlinguer e' l'attore principale di questa svolta in quegli anni. Dopo essere sfuggito a un attentato in Bulgaria, nel '73, ripresosi dalla convalescenza scrive degli articoli decisivi in cui delinea quello che passera' con il nome di compromesso storico. I comunisti di Berlinguer sono pronti all'apertura, al colloquio, e alla fine a governare con quella parte della societa' italiana cattolica piu' aperta, impersonata, all'interno della DC, da Aldo Moro.
DC che regnava da trent'anni incontrastata, con l'appoggio americano e ovviamente vaticano.
Moro diventa, all'interno delle mille e contrastanti correnti della DC, il naturale, per altezza di animo e intelletto aggiungerei, interlocutore di Berlinguer. E' lui il primo a parlare elegantemente ed non-euclideanamente di "convergenze parallele". Le correnti interne della DC fremevano. Andreotti, tra gli scranni della DC, sedeva sull'altra sponda, quella atlantica e vaticana. Cosa che non ha mai smesso di fare ad oggi, con cento pesanti anni di esperienza sulla schiena.
Siamo quindi all'inizio 1978, Andreotti e' primo ministro del suo terzo governo. E' il governo degli appoggi esterni, sopratutto da parte del PCI, fatti tramite non la fiducia ma l'astensione. Invenzione, questa, tutta italiana e vista dall'estero come una curiosita' colorita e stupefacente, alla stregua di un nuovo tipo di pizza.
Le elezioni, anticipate ovviamente, del '76 avevano dato al PCI l'apice del suo successo, pur di poco dietro alla DC, che pero' ormai non puo' piu' non fare i conti con i comunisti. A inizio anno '78 finalmente gli appoggi saltano, e il PCI e' sempre piu' in corsa verso una seria e completa presa di responsabilita'. Forse non ancora pronto per entrare nel governo con dei ministri, ma dell'entrata chiara nella maggioranza ormai e' tempo. La cosa implicava sacrifici e compromessi da entrambe le parti.
Ad Andreotti e' ancora dato il compito di formare un nuovo governo, a cui il PCI dovrebbe dare appoggio. Questi erano i patti a cui Moro e Berlinguer erano riusciti ad approdare.
Ovvio che in entrambi i partiti i malumori delle correnti interne rispetto all'apertura verso il nemico storico erano forti, speculari, e da guarire da parte dei due leader. Nella DC, la stessa scelta di Andreotti come presidente del consiglio incaricato, andava in quella direzione.
Quello che succede nei giorni precedenti il sequestro di Moro, e in quella stessa mattina, e' l'oggetto della mia curiosita'.
Andreotti, quindi, si appresta a guidare un governo, il suo quarto, cui il PCI dara' appoggio. Questa solidarieta' nazionale sara' l'unica via di uscita dalla crisi politica e sociale (fuori dal parlamento si muore di pallottole, si fanno scioperi e manifestazioni). Ma Andreotti evidentemente non era della stessa linea di Moro, e quella si rivelo' non essere la sola via di uscita possibile alla crisi.
In tale quadro, infatti, non si spiega bene la scelta di Andreotti di consegnare, dopo averla cambiata solo la sera prima della presentazione alle camere, una lista di ministri che suonava come una provocazione al PCI. La compagine presentava poche novita' rispetto a quella precedente e nessuna di quelle avanzate dal PCI. Aveva inoltre alcuni nomi (tra cui Bisaglia, Donat Cattin e Stammati e forse altri) invisi apertamente ai comunisti, perche' apertamente contrari all'apertura a sinistra della DC.
Andreotti non era nuovo a questi colpi sulle costole. All'inizio del suo precedente governo (il terzo), nell'agosto del 1977, fuggiva da un ospedale militare di Roma H.Kappler, criminale di guerra responsabile della strage alle fosse ardeatine. Il PCI chiede le dimissioni del ministro della giustizia Vito Lattanzio. La mossa stupefacente del governo dopo le dimissioni del ministro e' di mettere al suo posto Attilio Ruffini, che era ministro dei trasporti e, ad interim, della marina mercantile, e di assegnare questi due ministeri allo stesso Lattanzio. Perdi uno, prendi due.
Quindi, tornando al '78, Andreotti presenta una lista cambiata in una notte e invisa a quella parte di parlamento cui Moro aveva aperto e che avrebbe dovuto dargli l'appoggio decisivo. Non sembra da questo punto di vista la migliore strategia per concludere la crisi che esagitava il paese da tempo.
Il discorso che berlinguer non pronuncio'
Berlinguer, dopo aver visionato questa lista dei ministri, presentata l'11 marzo 1978 da Andreotti, inizia a scrivere il discorso che avrebbe poi pronunciato il 16 marzo, giorno in cui Andreotti avrebbe fatto la presentazione ufficiale del governo, e in cui l'aula avrebbe discusso e poi votato la fiducia.
Quel discorso non fu mai pronunciato. La mattina stessa della discussione in aula, il 16 marzo, Moro viene rapito, gli uomini della scorta massacrati, e con lui le brigate rosse si portano via per sempre le speranze del PCI di entrare attivamente nelle responsabilita' di governo del nostro povero paese.
La direzione del PCI, come di tutti i partiti, e' sconvolta. Tutta l'agenda politica della giornata e' stravolta. Il PCI stesso chiede di tagliare i tempi alla camera, in modo da votare immediatamente la fiducia al nuovo governo, per dare pieni e immediati poteri allo Stato in quel momento di tragica emergenza. Come si sa, la cosa non servira' a nulla. Moro verra' ucciso e il suo corpo fatto ritrovare in un posto che simboleggia la sua colpa di aver voluto avvicinare DC e PCI, comunismo e capitalismo, USA e URSS, diavoli e santi.
Quello che mi pareva interessante di questa storia e' quel voltafaccia di Andreotti neo-primo ministro al PCI, poche ore prima di chiedergli la fiducia, cioe' poche ore prima di chiedergli il permesso di nascere. Il sequestro, poi, cambia tutto, il governo in poche ore incassa la fiducia. Col senno di poi quella di Andreotti fu una mossa, forse rischiosa, ma vincente. I suoi uomini ai posti giusti, nessuna apertura al PCI, da questo nessuna opposizione, anzi un appoggio incondizionato. Il sequestro fu un deus ex machina, l'entrata vera del PCI nelle responsabilita' di governo era, per Berlinguer, posticipata, ma in verita' era semplicemente morta.
Berlinguer pronuncera' alla camera un altro discorso, scritto in fretta e furia da solo mentre la direzione del partito era riunita per decidere cosa fare in quella tragica mattinata.
Entrambi i discorsi, quello pronunciato e quello non pronunciato, sono estremamente belli ed eleganti. Quello pronunciato lo si trova facilmente in rete, mentre quello cancellato purtroppo no. Ovviamente l'accento cadeva, nel discorso alla camera, sul sequestro e su come lo stato doveva reagire unito, coerente e deciso (il PCI fu sempre contro la linea di dialogo coi terroristi, nella sua premura a distaccarsi nettamente coi "compagni" armati). Scegliendo di fornire appoggio al governo vista la situazione, non lasciava cadere pero', Berlinguer, la maniera in cui quel governo stava per essere messo in piedi. Parlando dell'entrata del PCI nella maggioranza disse:
"[...]Per noi comunisti tale soluzione politica e' chiara ed e' positiva per il Paese. Essa si compendia nel fatto che, in luogo di una divisione e di uno scontro tra le forze politiche fondamentali ha prevalso sia pure faticosamente e in modo non pienamente adeguato alla situazione, la linea della solidarieta', della corresponsabilita' e della collaborazione. Che ha trovato espressione nella costituzione di una chiara ed esplicita maggioranza parlamentare, qualitativamente diversa da quelle succedutesi da trent'anni a questa parte, in quanto tra i cinque partiti che la compongono figura finalmente anche il PCI... L'opposizione della DC ha impedito che la crisi si concludesse con la costituzione di un Governo di unita' nazionale e democratica, del quale facesse parte anche il PCI. Non si e' raggiunta cioe' la soluzione che noi abbiamo considerato e consideriamo la piu' adeguata per soddisfare le esigenze del paese. Si e' costituito invece un governo che, per il modo in cui e' stato composto, ha suscitato e suscita, come e' noto (ma io non voglio insistere in questo particolare momento su questo punto), una nostra severa critica e seri interrogativi e riserve. E, tuttavia, nella forma in cui ha trovato espressione la solidarieta' tra cinque partiti democratici e popolari, c'e' la novita' costituita dal nostro ingresso, chiaro ed esplicito, nella maggioranza parlamentare. Non ci sono dubbi possibili sulla rilevanza politica di questo fatto: ed e' per questo fatto nuovo che la crisi governativa teste' conclusa avra' un suo posto e potra' essere ricordata nella storia politica e parlamentare del nostro paese."
Il dubbio
Quindi fiducia fu. Ma un tarlo rovina le orecchie dei curiosi e dei malati di ipotesi irrealizzabili:
Cosa sarebbe successo se Moro non fosse stato rapito?
Avrebbe il PCI dato la fiducia a quel governo cosi' composto (o imposto)?
La risposta esisterebbe se la direzione del PCI avesse preso una decisione ufficiale prima della discussione in aula quella mattina. La cosa purtroppo non si e' verificata. E' prassi quella di prendere decisioni importanti solo dopo aver ascoltato da una parte la presentazione del presidente del consiglio incaricato, dall'altra la discussione in aula che ne segue. E quindi anche terminare discorsi solo abbozzati, in cui mancano le conclusioni.
Tale e' il discorso non pronunciato da Berlinguer quella mattina, incompleto della parte rilevante sulla dichiarazione di fiducia o meno a quel governo. Peccato.
Documenti
Andando allora difficilmente a scovare quello che ricordano i presenti all'epoca, trovo che Giorgio Frasca Pollara da' come "incertissime le conseguenze" agli "ultimi ma non concordati" ritocchi della lista dei ministri di Andreotti, "Inevitabile e sacrosanta l'irritazione di Berlinguer e Natta", anche se la decisione finale sarebbe stata presa dal PCI solo dopo l'esposizione programmatica di Andreotti. Pur essendoci "opinioni diverse, contrastanti" all'interno del PCI, se la situazione non fosse precipitata con il sequestro di Moro, egli pensa "che il PCI avrebbe preso cappello" e non sarebbe entrato nella maggioranza.
Oppure in un intervista, Pietro Ingrao racconta che quello era un "Un governo nei confronti del quale il PCI, dopo un'estenuante trattativa condotta sino all'alba di quel 16 marzo, aveva forti riserve a causa della presenza di alcuni esponenti DC come Antonio Bisaglia, Gaetano Stammati e Antonio Gava."
Tutta questa storia per me nasce, come mi capita sempre piu' spesso, da wikipedia. E da una differenza, quasi una contraddizione, a due voci diverse su persone molto diverse: Berlinguer e Andreotti. La gente che scrive su wikipedia.it alla voce Berlinguer sembra avere le idee chiare:
"Nasceva, questo governo, con alcuni membri assolutamente sgraditi al PCI, come Antonio Bisaglia e Gaetano Stammati, la cui inclusione nella compagine ministeriale era stata operata da Andreotti giusto la notte precedente la presentazione alle Camere; insieme con Alessandro Natta, capogruppo alla Camera, Berlinguer dovette percio' sveltamente decidere di ritirare l'appoggio al governo, rinunciando alla partecipazione del PCI alla maggioranza. La stessa mattina del 16 marzo, giorno previsto per la presentazione parlamentare del governo tanto faticosamente messo insieme, e ad accordi appena infranti, Moro fu rapito (e sarebbe poi stato ucciso) dalle Brigate Rosse. Berlinguer intui' immediatamente la "calcolata determinazione" di un attacco che pareva studiato per mandare a pallino tutto il lavoro occorso per raggiungere la solidarieta' nazionale e propose di concedere a questo pur non accetto governo la fiducia nel piu' breve tempo possibile, per potergli assicurare pienezza di funzioni in un momento cruciale della democrazia italiana. La fiducia fu dunque data, ma non senza che Berlinguer precisasse per bene che l'espediente di Andreotti, che suonava di repentina modifica unilaterale di accordi lungamente elaborati, era stato soltanto "superato dagli eventi", la questione non era in realta' affatto chiusa, solo rinviata. Se Moro non fosse stato rapito, il PCI avrebbe dato battaglia ad Andreotti, ma "sia pure faticosamente e in modo non pienamente adeguato alla situazione", gli fu risparmiato."
Purtroppo pero' non vengono fornite fonti. Male per quanto mi riguarda e per la politica di wikipedia.
Alla voce di wikipedia.it su Andreotti invece il tutto viene passato in poche righe:
"Questo governo [Andreotti III] cadde pero' nel gennaio del 1978. Pochi giorni prima del suo sequestro, Aldo Moro spinse alla creazione di un nuovo esecutivo, presieduto sempre da Andreotti, un monocolore DC: stavolta il sostegno parlamentare di tutti i partiti (ad eccezione del Movimento Sociale Italiano) si espresse con il voto favorevole alla fiducia, contrattata gia' prima del sequestro ma riconfermata con rafforzata decisione per fronteggiare il delicato periodo che l'Italia viveva, con il sequestro da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro. Era la solidarieta' nazionale."
Questa disparita' tra le due voci mi ha spinto a cercare meglio, ma purtroppo la conclusione e' che, non essendoci stata una presa di posizione ufficiale del PCI prima del sequestro, come era ragionevole, il PCI ufficialmente non cambio' mai idea e ingoio' la lista di Andreotti come un brutto rospo.
La risposta poteva stare nel bellissimo discorso non pronunciato da Berlinguer, ma chiaramente non e' da lui stato scritto. Molto spazio viene dedicato a cercare di capire cosa stava dietro quel muro di ostilita' che le correnti DC alzavano contro il nemico rosso. Un'analisi di psicologia politica e un attacco al cuore dell'avversario che si riteneva, a torto, il solo detentore dei valori democratici:
"Come mai, pero' -dobbiamo pur domandarcelo-, la democrazia cristiana, questo partito che ha la maggioranza relativa che riceve il suffragio dal 39 per cento degli elettori, che ha, quindi, un mandato cosi' ampio di rappresentanza dei cittadini italiani, ha un concetto e una posizione cosi' ristretta della emergenza e della maggioranza parlamentare?
Non e' nostro interesse ne' abitudine entrare nelle cose interne della vita di altri partiti, anche se altri partiti amano invece immischiarsi nelle nostre per ricavarne considerazioni a vanvera e deduzioni di comodo. Ma riteniamo legittima la domanda che ci siamo posti e chiediamo al partito democristiano di verificare -e naturalmente anche di contestare- la risposta che noi vogliamo darle.
La DC ha una concezione cosi' limitata dell'emergenza e una posizione cosi' angusta e limitativa della maggioranza parlamentare in definitiva per una ragione: perche' ha paura. Ha paura di avere con noi, qui in parlamento, di fronte al paese e dentro il paese, proprio quel confronto libero e aperto, pienamente e concretamente politico su ogni terreno, per ogni questione e senza limitazione di durata nel tempo, che essa pur proclama essere la sua linea."
La condotta della DC in quel momento di crisi ed emergenza viene paragonata indimenticabilmente a uno dei piu' tipici caratteri e personaggi italiani:
"Un grande romanziere cattolico del secolo scorso, molto attento e molto impegnato nella vita civile, che non voleva pero' una politica cristiana ma voleva solo che la politica, anche per il concorso dei cristiani, fosse all'altezza dei suoi tempi - dico il Manzoni, che non era un integralista ante litteram ma un cavouriano - ebbe a usare una mirabile litote per descrivere il carattere di Don Abbondio: disse che non aveva un cuor di leone e che uno se il coraggio non ce l'ha non se lo puo' dare. E invece noi invitiamo pressantemente la democrazia cristiana a fare ogni sforzo per darselo il coraggio che occorre, altrimenti noi non possiamo non denunciare la sua precisa responsabilita' di fronte al Paese poiche' con la sua condotta priva di coraggio essa indebolisce la solidita' di quel quadro politico che e' il solo a consentire di uscire dall'emergenza.
In conclusione la democrazia cristiana ha preferito la sua unita' di partito all'unita' del Paese, il consenso unanime di tutte le sue interne componenti al consenso del popolo italiano, ha scelto la salvezza sua, non quella della nazione."
A tratti Berlinguer sottolinea l'importanza dell'entrata del PCI nella maggioranza, ma nell'ultima parte scrive:
"Il primo e piu' evidente prezzo fatto pagare [dalla DC] al Paese per salvaguardare la propria unita' interna e' stata la composizione del governo. Un governo che non si puo' non definire, per il modo in cui e' stato formato e in alcuni suoi uomini, come un governo non solo vecchio ma privo del necessario prestigio, della necessaria unita', del necessario grado di competenze.
Questo risultato che ha sollevato e continua a sollevare tante piu' che giustificate critiche e' dovuto forse alla responsabilita' diretta del presidente del consiglio. Io non credo che debba imputarsi all'onorevole Andreotti la colpa di averci presentato una simile galleria di personaggi. E' da imputarsi piuttosto a quel concetto e a quel costume in base ai quali il partito democristiano si e' mosso finora per imporre la propria unita', la quale piu' che da una linea politica complessiva e unitaria viene garantita solo attraverso la soddisfazione di tutte le pretese di ogni suo gruppo e corrente.[...] Cio' che rimproveriamo al gruppo dirigente democristiano e' la mancanza di un criterio e di uno stile tali che pur tenendo conto della realta' delle correnti, avessero evitato la riconferma in certi dicasteri delicati e dissestati di uomini che non hanno fatto buona prova come ministri della repubblica e che percio' non danno al paese la garanzia di fare tutto quello che occorre per uscire dalla crisi, ma anzi fanno solo crescere i timori che dal male si passi al peggio."
In conclusione
Insomma, alla domanda che mi attanagliava non si puo' dare putroppo altra risposta che: il PCI ufficialmente non ritiro' mai l'appoggio a quel governo, anche dopo la pubblicazione della lista dei ministri. Comunque e' evidente che, se non fosse stato rapito Moro, la battaglia ci sarebbe stata, prima interna ai partiti per far comune una linea di pensiero, poi pubblicamente in aula. Cosa sarebbe successo senza il sequestro, rimane comuque nell'alone del mistero. Pero' quello che mi premeva era mettere in luce le dinamiche, le scelte e quindi le responsabilita' dei protagonisti di quei giorni. Perche', alcuni tra loro, rimasero protagonisti con le stesse dinamiche, scelte e responsabilita' per decenni, fino ad oggi.
REF.
Wikipedia.it: Enrico Berlinguer
Wikipedia.it: Giulio Andreotti
Wikipedia.it: Aldo Moro
brigaterosse.org
Metaforum: Berlinguer
- Il Discorso di Berlinguer pronunciato alla camera il 16 Marzo 1978
- La bozza di discorso alla camera di Berlinguer, non pronunciato il 16 Marzo, appartiene alla Fondazione Gramsci, ed e' stato pubblicato dalla Camera nel libro: Discorsi parlamentari di Enrico Berlinguer, Presentazione di W. Veltroni, introduzione di D. Sassoon; a cura di M.L. Righi. 2001, pp. L-406, Euro 28,40 (DP02800)
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:wq
January 24, 2008
24/1/2008 Facce
January 18, 2008
Comunicare tra Linux e Windows
Insomma quando diventa troppo frustrante non averne accesso, ma non si vuole abbandonare il pinguino sul proprio computer, ci sono delle scorciatoie. Quella che a me funziona meglio e' aver installato in Linux
Da windows poi in dietro a Linux, lo si puo' fare con WinSCP, che permette di scambiare files tra i due.